In visita al campo profughi di Bolzano, Alimarket.

ex-alimarket-luglio-17.jpgOggi un gruppo di consiglieri comunali hanno potuto visitare il Centro profughi ( richiedenti asilo, per l’esattezza) dell’Alimarket a Bolzano. C’ero anch’io. Imbarazzante il diniego alla visita da parte del deus ex machina dell’accoglienza, il funzionario provinciale e braccio destro della assessora Stocker, dott. Critelli che, con fare molto sbrigativo al limite della cafoneria, ha negato l’accesso alla presidente del quartiere Oltrisarco Aslago, perchè non aveva annunciato la sua presenza da comunicare preventivamente al Commissariato del governo. La signora è una eletta dai cittadini, come noi, e a stretto contatto con il quartiere e le sue problematiche. Sono convinta che con una telefonata il Commissariato avrebbe compreso e corretto la lista delle presenze istituzionali.

L’ impressione sicuramente è di un luogo blindato, inaccessibile se non agli ospiti e alle loro guardie ( 5 sempre presenti) e agli operatori.  Ma veniamo ai dati. Le informazioni sono state ampie e dettagliate: l’ Alimarket è una struttura di prima accoglienza, persone inviate dallo Stato, ripartite per quote regionali a seconda del numero degli sbarchi.

Come arrivano e chi arriva: in bus dai Centri di smistamento dove avvengono gli sbarchi, sono accolti al Centro Lemayer per gli uomini ( il 90% degli arrivi) e all’Enaudi le donne, dove vengono visitati e fanno le indagini sanitarie, dopodichè gli uomini vengono mandati all’Alimarket.

La struttura è gestita da 3 organizzazioni: croce bianca, responsabile della struttura, croce rossa dell’accoglienza, Volontarius delle procedure di richiesta asilo, formazione e sociale. 480 è la capienza massima della struttura dettata da norme di sicurezza emergenziali e aeroportuali, 370 attualmente i presenti. Anche se, da una lista con nomi e cognomi appesa in mensa, ne risultavano più di 400!

E’ il campo più grande dopo la  Gorio. Critelli lo definisce “ un polmone” per far fronte alle assegnazioni statali obbligatorie e prima di realizzare le strutture di seconda accoglienza in altri comuni. La struttura di prima accoglienza sarà sempre a Bolzano anche se le assegnazioni sono provinciali, afferma. Il fatto di definirlo “polmone” fa riflettere: ci vuole un pizzico di cinismo a chiamare così un magazzino senza finestre !

Sanità pubblica: i richiedenti asilo  sono stati già visitati sulle navi militari, a Bolzano fanno l’RX ai polmoni e gli esami del sangue  e nei casi di necessità di isolamento, ma non di ricovero, ci sono alcuni letti adibiti ad caso presso un altro centro.

Quanti sono?  In Provincia  1750 di cui a Bolzano  850, ufficialmente assegnati  dallo Stato , in  più i clandestini arrivati attraverso altre strade ( li chiamano  i “fuori quota” ma forse bisognerebbe chiamarli  i “ sotto ai ponti”).

I fuori quota chi sono? I richiedenti asilo che si presentano in questura senza passare da strutture, arrivano dai confini e lo Stato non ne tiene conto, si fermano maggiormente nelle  regioni come la nostra, il Friuli, la Lombardia.

Le famiglie:  150 persone in nuclei familiari distribuiti al Campo Einaudi ,Renon e maso Zeiler.

Nel 2011 era frequente che le persone fuggissero dopo l’arrivo con il pullman per poter passare al nord, da un anno a questa parte non succede quasi più e chi arriva si ferma a Bolzano perché sconfinare è diventato  molto più difficile per l’aumento dei controlli.

Ogni giorno vien fatto l’appello, con una racconta firme la mattina e la sera , la lista inserita in un documento condiviso con la questura polizia e commissariato. Chi si assenta deve motivarlo, chi si assenta x 3 giorni non giustificati viene allontanato.

C’è una piccola percentuale di richiedenti asilo regolarmente presente sul territorio che lavora, perchè dal 60° giorno dalla richiesta di asilo è possibile lavorare.Il 70% di persone frequentano i corsi di lingua obbligatori nella struttura.

La procedura di riconoscimento: l’ 8-9% ottiene il riconoscimento  di profugo, il  12% protezione sussidiaria e il 30% protezione umanitaria, il resto ottiene un diniego. Durata della procedura da un anno a 3 anni. Unica commissione territoriale per le procedure di audizione è Verona.

Chi non ottiene il permesso di protezione internazionale ( ca 50-60%), non viene rimpatriato ma si sposta in altre città più grandi, dove c’è meno controllo sociale e diventa un irregolare.

I costi della struttura: rimborso statale di 28 euro al giorno per persona  ospitata, 2,5 euro al giorno va al richiedente asilo come poket money. Personale: 5-8 persone impiegate nella struttura.

Della visita sicuramente mi ha colpito molto questo unico stanzone senza finestre dove sono allineati dei container  con una porta dotata di tenda, dentro  ci sono dai 2 ai 6 letti a castello, che non abbiamo potuto vedere. Impressionante anche la scritta “ lager” sulle ex celle frigorifere. La mensa, semplice e pulita, le lavatrici e i panni stesi sulle transenne ( qui l’occhio femminile suggerisce l’acquisto di stenditoi) , i volti dei ragazzi, anche un pò imbarazzati, sicuramente sapevano della nostra visita e avevano risistemato tutto a dovere, troppo ordine per una convivenza così numerosa.

400 persone di provenienze diverse, tutti giovani uomini, che convivono e gestiscono una  struttura che è un magazzino con autorizzazioni di tipo emergenziale, sorvegliati da guardie giurate: è evidente che, nonostante la volontà della Provincia, la nostra città deve dire basta, così non è umano né civile e non è accettabile dire che in altre città è molto peggio.

Distribuire l’ accoglienza su tutta la Provincia è l’unico modo per farsi carico in modo equo di queste persone, augurandoci che lo Stato Italiano finalmente decida di chiudere i porti e disconoscere il Trattato di Dublino.  Che Europa è questa?!

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L’ ottavo assessore

Ho respirato profondamente prima di mettermi alla tastiera, dopo aver ascoltato lo “spottone” pro inceneritore che il presidente dell’ Ecocenter Stefano Fattor ha prodotto dalla Gruber a La 7.
Che farci, il refrain dell’ inceneritore che purifica l’aria, entrano più particelle di quelle che escono, lo conosciamo bene, è il suo pezzo forte, non dice mai quanta CO2 emette il “suo termovalorizzatore”, perchè dovrebbe citare intorno ai 780 milioni di metricubi di sostanze gassose e pure le 50 mila tonnellate di residui tra ceneri e fanghi che vanno comunque in discarica e l’ assenza di uno studio epidemiologico sanitario indipendente, che comprovi la tanto sbandierata sicurezza di questo impianto sia dal punto di vista sanitario che per le ricadute sull’agricoltura.
In questa conca chiusa, dall’inizio dell’anno, abbiamo già sforato il limite di 25 microgrammi /m3 di pm 2,5 per 23 volte! E’ un mix di autostrada , traffico pendolare, inversione termica, climatizzazione, inceneritore e così via.
inceneritoreCiò che amareggia di più è il fatto che Fattor sia ancora il vero “assessore all’ambiente “di Bolzano, che rappresenti la posizione dell’ amministrazione Provinciale (SvPD) e Comunale, snobbi bellamente quella dell’assessora della città di Bolzano, sempre del suo ex partito, l’arch. Maria Laura Lorenzini, che, saputo del previsto intervento del Presidente di Ecocenter, affannosamente ha mandato una lettera alla Gruber con i corretti richiami alla direttiva europea sul ciclo virtuoso e circolare dei rifiuti relegando l’incenerimento a ruolo secondario. Una posizione manco citata dall’ intervistatrice preoccupata più a criticare Roma e i suoi rifiuti ( ed indirettamente la sua amministrazione) che a riportare una posizione politica evidentemente marginale, per lei. Mentre Fattor si dimostrava ben fiero di rappresentare il governo della città rispondendo in finale anche alle domande sull’immigrazione e le criticità locali.
Il presidente dell’ SpA Ecocenter, che tanto sbandiera il fatto che sia a capo di una società totalmente pubblica che non distribuisce dividendi e sia partecipata solo da Comuni e Provincia di Bolzano, si è prestato pure a portare la voce della popolazione, affermando, incalzato dalla astuta conduttrice, che “ è una comunità che condivide una soluzione di questo genere ”, probabilmente dimenticando che Bolzano, con il 44% di partecipazione, non è stata mai interpellata se volesse o meno un nuovo inceneritore a ridosso dei quartieri!
A conferma che l’assessora Verde all’ ambiente conti poco nella gestione dei rifiuti a Bolzano, lo si deduce non solo l’intervista di Fattor, ma anche dalla presentazione del progetto del parcheggio di piazza Vittoria dove ripetutamente è stato sottolineato come lungo corso Libertà e parte della piazza passeranno le infrastrutture di servizio che porteranno anche i tubi del teleriscaldamento che arriverà dall’ inceneritore fino al Talvera ( almeno 3 km in linea d’aria).
Preparatevi, concittadini, a buttare la stufa a gas, vi daranno un bell’ incentivo per indorare la pillola, e legare per sempre la vostra casa ai rifiuti da bruciare e alle tariffe del gestore energetico locale.
Continueremo a bruciare rifiuti di tutta la Provincia e trentini, vincoleremo la città al teleriscaldamento da rifiuti e se saremo sempre più virtuosi con la differenziata ( difficile diventarlo senza un adeguato impianto di separazione e senza la volontà politica di ridurre la produzione di plastica e il suo recupero e riutilizzo) importeremo rifiuti da altre parti d’Italia, sarà un affare! Anche quello dei rifiuti di Trento ve lo avevamo detto… respirate profondamente, non ci guadagna nessuno (ipse dixit).
Teresa Fortini
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me ne vado

me-ne-vadoUn consiglio al signor Sindaco: non minacci di andarsene ad ogni sassolino nella scarpa (degli altri), non si innamori di progetti faraonici di speculazione edilizia e finanziaria a 6-7 zeri ( Areale-Polo bibliotecario) spacciandoli per il ” bene per la città”, non ambisca ad essere ricordato per una grande opera (che solitamente per il Pd è di cemento e tondini).

Voli basso nella quotidiana difficoltà dei cittadini dei quartieri, nella amministrazione di una città che non è solo benestante e acculturata, nel sostegno ai piccoli, locali, affaticati artigiani e al commercio di vicinato, nel ridurre il traffico e il senso di insicurezza senza affidarsi solo al Grande Fratello, nel venire incontro alle famiglie e ai giovani che non fanno più figli, chissà perchè. C’ è bisogno di trasparenza e di partecipazione dei cittadini, di lavoro utile e locale, di conservare il territorio comunale dalla cementificazione e densificazione, di servizi all’infanzia e alle famiglie: non solo assistenza per chi non ce la fa, ma sostegno per chi fa fatica e rinuncia.

C’è bisogno di un sindaco che non minaccia ma ascolta, coinvolge e ha la capacità di cambiare anche idea, che si fa domande. Come queste che mi faccio io: ha bisogno Bolzano di un altro quartiere e per chi? Chi andrà ad acquistare 1400 alloggi sotto la montagna, vicino alla ferrovia? Cosa servirebbe di più alla città: spostare i binari della ferrovia o spostare l’autostrada? Fino a quando una città come Bolzano di 107.000 abitanti, con ca 4000 alloggi sfitti,con un quartiere in costruzione in via Druso e una densità abitativa pari a quella di Roma ma chiusa in una conca limitata,può progettare ancora di espandersi? E con quali regole, esistono? O sono quelle che detterà il prossimo ricco affarista di passaggio?!

Nel teatrino del consiglio comunale i giochi sono già fatti: la sua è una maggioranza solida, fatta dai Verdi che le hanno già giurato fedeltà fino alla fine, cemento dell’areale e rospi vari compresi, parte della destra che la sostiene già dal programma  o neppure  la giudica dal bilancio,  in nome del liberismo le grandi opere piacciono al partito di Renzi e di Berlusca fino a  Cp.

Se c’è uno squalo nel mare è l’ SVP, e lei squali ne ha visti tanti da decennale City manager  a membro del consiglio di amministrazione dell’ Istituto per l’edilizia sociale, non si meravigli e minacci, provi a pensare a noi, popolo, cittadini, e cosa possiamo sapere e pensare delle vostre schermaglie di palazzo di Natale.

Qualche salvatore all’orizzonte si intravede già: il magnate austriaco ha già sorriso amabilmente, e adesso aspettiamo lo sceicco, il cinese o forse un marziano.

No anzi, adesso aspettiamo la Befana che le porti un pò di carbone e qualche dolcetto.

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Bestiario da pennone

aquila-e-colombaIl problema di noi Bolzanini è che ci prendiamo troppo sul serio. Prova a raccontare al primo di Oltrebrennero, bè facciamo di oltre Kufstein,  o la prima di oltre Salorno, della questione della lupa capitolina e del leone di San Marco che, scassati all’inverosimile a furia di pigliarsi pioggia, sole e vento li hanno calati dai pennoni, tanto alti da essere invisibili ai più, e il sindaco li vuole restaurare e mettere nel museo. A questo punto il discorso salterebbe già a tematiche ben più accattivanti se la vicenda non si colorasse, come tutto in questa dannata città, di politica e di maniacale bisogno di trovare una soluzione a quello che non è un problema per il 90% della popolazione. Torniamo alle bestie: adesso che tutta la città sa delle due bestie, che probabilmente prima non aveva mai viste, c’è da rimetterle sui pennoni, punto e basta. Da sotto non fa la differenza se saranno in copia, chi vorrà ammirarle da vicino e in originale le troverà in cantina, ops, nel museo dirimpetto. D’altro canto da vicino quelle originali non le ha mai viste nessuno, a parte i piccioni. A proposito di piccioni! L’ Svp non ha perso l’occasione per riaffermare che quando si può è meglio spazzar via un pò di italica fascista odiata urbanistica razionalista, con annessi vari. Le bestie in oggetto ahimè sono di quell’epoca. Ramazziamo ragazzi, mettiamoci una colomba sul pennone, tuona il pacifista Seehauser (Svp). Sul pennone difronte un aquilotto, dico io, che fa winke winke alla Fridenstaube ( Verdi), visto che sono già insieme al governo della città e chissà forse presto anche in Provincia.  E con ciò potremmo farci due sane risate e morta lì. magari!

Resta il problema che non sappiamo riconoscere e sorridere del nostro provincialismo e di questo bisogno di trasformare, di “anonimizzare” la nostra città per paura della storia. Ma così rischiamo solo di renderla più brutta non più moderna.

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Raccontarvi la storia prima che sia lei a raccontare noi

tutanConferenza dei capigruppo ( i rappresentanti dei partiti eletti in consiglio comunale): oggi siamo stati convocati per definire le commissioni che si occuperanno di discutere le diverse tematiche di competenza dei 7 assessori di Bolzano ( compreso il sindaco) ed esprimere pareri non vincolanti per la giunta. La generosità della maggioranza SVPD-Verdi-ni  ha stabilito che 4 delle 13 commissioni andranno come presidenza alle opposizione, tranne a “Casabau” che voleva la protezione civile e i lavori pubblici,  ma che non è gradita. Dopo le  parole tolleranti del vicesindaco fu lo stesso presidente della Provincia ( entrambi dell’ SVP) a pronunciare il suo niet. I fascisti del nuovo millennio non avranno cariche istituzionali non elettive.

C’è da chiedersi se la maggioranza ripiegherà su quelli del vecchio millennio, magari con il vitalizio, visto che uno ha addirittura votato a favore della maggioranza legittimandola già dal suo varo.

Cosa centra Tutankhamon? Dopo quasi 2 ore di elenchi di desiderata di ciascun partito per un posto in commissione, promesse di allargamenti numerici delle commissioni per accontentare  equilibri etnici di rappresentanza  e veti del padrone (l’SVP),  il  presidente del consiglio litiga in modo imbarazzante con il suo quasi coetaneo sindaco, rimembrando i tempi passati e la gloriosa giunta (?) del 89 in cui lui fu assessore
barattademocristiano. Gentile Presidente del consiglio, la migliore non fu la sua giunta del ’89, bensì quella di Tutankhamon, che però non potè proseguire la sua opera a causa di una precoce dipartita.  Ci salva solo l’ ironia!

Ho tentato di riportare il sindaco sul piano dei veri problemi della città  chiedendo se avesse letto la mia mail in cui, con un interrogazione urgente, lo sollecitavo ad occuparsi delle emissioni che avvengono in zona produttiva, probabilmente da una fonderia.  Problemi troppo spicci….interrogazione alluminium bz def ?  Per ora non pervenuta. 

 

 

 

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Non con le mie tasse

pista aeroportoDa 20 anni la Provincia cerca di darsi il suo aeroporto e farlo funzionare. Da 20 anni questo aeroporto non riesce a decollare. Da 20 anni  l’aeroporto di Bolzano non ha mai chiuso in pareggio. Questa avventura aerea è costata finora alla Provincia 120 milioni di euro, cioè in media 7,5 milioni all’anno. Il deficit è stato coperto attingendo al denaro pubblico dei cittadini.

Perché le cose dovrebbero cambiare? Solo in base a progetti fumosi e privi di basi logiche? Perché investire in un progetto dimostratosi fallimentare credendo a promesse e  predizioni? Ricordiamo altre promesse non mantenute come l’inceneritore di Bolzano per il quale dalla Provincia spergiuravano che non si sarebbero importanti rifiuti da fuori.

Si tagliano i costi della sanità, si aumentano le tariffe degli asili, si bloccano gli stipendi di migliaia di dipendenti pubblici dicendo che non ci sono più soldi, ma si gettano dalla finestra milioni di euro per un capriccio per pochi. Questo è un capriccio costoso per politici e grandi imprenditori: spreco di denaro pubblico  che potrebbe essere destinato a migliorare o a mantenere numerosi altri servizi in tutta la Provincia!

Spesi fino ad ora 120 milioni di euro se non venisse  bloccato rischierebbe di costarne altri 58 entro il 2035. Abbiamo veramente voglia di buttare via così tanto denaro delle nostre tasse?  Denaro col quale potremmo pagare 510 infermieri, 291 medici e 282 operatori socio-sanitari per 10 anni, per fare un esempio.

Uno scalo inutile. Siamo vicini agli aeroporti di Verona, Innsbruck e Milano, basterebbe migliorare i collegamenti con queste infrastrutture piuttosto che andare a costruire una cattedrale nel deserto.  E non è vero che l’Alto Adige senza l’aeroporto è isolato dal resto del mondo visto che ogni anno le nostre splendide valli sono raggiunte da più di 6 milioni di turisti, e il dato è in aumento.

L’ aeroporto penalizza soprattutto, e come al solito, il capoluogo e i centri abitati della bassa atesina imponendo vincoli severi all’edificabilità e all’utilizzo del territorio. Soprattutto il  quartiere Don Bosco, la zona produttiva, San Giacomo e Laives ne subiranno svalutazione, rumore e  rischio di incidenti. Ricordiamolo che per atterrare a Bolzano è richiesto ai piloti particolare esperienza per la collocazione dello scalo in una zona contornata da montagne e in mezzo a centri abitati.

Problemi di salute. Un aeroporto è un sistema complesso in grado di determinare un impatto significativo sull’ambiente e la salute, essendo fonte di inquinamenti multipli: da kerosene, altamente inquinante, dal rumore,  inquinamento elettromagnetico prodotto dai radar e dai sistemi di sicurezza e dalle polveri prodotte al decollo e atterraggio e quindi rilasciato nelle aree più prossime agli aeroporti.

La Provincia e le sue istituzioni, e in particolare il Presidente Kompatscher,  si sarebbero dovuti porre in maniera equidistante favorendo un’informazione completa e corretta e spiegando le ragioni del sì e del no al referendum. Il Presidente ha voluto invece schierarsi chiaramente da una parte, mostrando così di non essere il Presidente di tutti ma solo di una parte della società sudtirolese. Siamo convinti che il Presidente all’esito del referendum dovrà assumersi delle responsabilità.

Mi  auguro che la provincia la smetta  di gettare soldi dei cittadini in questo aeroporto, predisponendo quanto prima un piano della mobilità che abbia il benessere dei cittadini , la tutela dell’ambiente e della salute come elementi cardine.

Queste sono le ragioni per dire “NO” al referendum del 12 giugno. Fermiamo questo aeroporto che porta vantaggi per pochi e danni per molti! Andiamo a votare ! 

Teresa Fortini M5s Bz

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” Un’altra vittoria così e sarò perduto “

Vittorpirroia di Pirro quella del nuovo, si fa per dire viste le 70 primavere, sindaco di Bolzano Caramaschi. Come il re dell’Epiro che nelle vittorie di Eraclea e Ascoli dovette subire così tante perdite da inficiare la vittoria finale contro i Romani, altrettanto il sindaco della Bolzano del 2016 per vincere di misura ha dovuto spergiurare di non essere del Pd, fare il riottoso ai corteggiamenti degli Eco-comunisti, abbracciare l’ Svp che manco lo nomina nei suoi manifesti di propaganda per il ballottaggio, parlare di due entità sconosciute ai più ( il “ suo “ piano strategico e il progetto dell’areale ferroviario) con messaggi che paiono più subliminali per gli addetti ai lavori (e in attesa di lavori) che per il popolo, a volte un po’ bue, ma anche di fatto in ben altre problematiche reali affaccendato. Ora la battaglia con Tagnin, del centro destra sbrandellato, è vinta. La vedo dura su come farà a non perdere la guerra finale il nostro Pirro-Caramaschi , con tutti i famelici assessori in pectore da accontentare, che sono lì a riprendersi il maltolto, vedi Repetto che da 20 anni in Comune, saltafossi a dx e manca, ora che ha deciso di morire Pdino almeno un assessorato lo avrà nel mirino. E poi c’è Gennaccaro che non può mica a lungo ancora aspettare, estremamente normale, da accontentare! E i Verdi bussano alla porta, ora che i comunisti non sono più alla riscossa. Ma lo sa il nostro sindaco che deciderà tutto come sempre l’SVP?
Di fatto ha vinto l’SVP e i suoi elettori obbedienti che hanno decisamente fatto la differenza per Caramaschi, benedicendo la sua nomina dai quartieri ricchi e incoronandolo sindaco italiano di una città determinata dagli elettori tedeschi del partito di raccolta. Sempre più spaccata questa mia città, tra ricchi e poveri, italiani e tedeschi , lobby vicine al potere, Gries e Centro e quartieri di periferia. Personalmente le primissime cose che vorrei facesse Caramaschi è eliminare la figura di city manager, costosa ed etero-comandata (dalla Provincia), non prendersi Margheri come consigliere personale (che è già lì pronto), e tenere in considerazione quello che chiederemo per la città, noi 6 consiglieri del Movimento 5 stelle, perché rappresentiamo la terza forza politica più votata, senza aver fatto alleanze con nessuno se non con i cittadini che andremo a rappresentare e ad informare.
M. Teresa Fortini

 

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